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Carl Gustav Jung
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mwbqCarl Gustav Jung (AFI: [ˈkarl ˈɡʊstaf jʊŋ]; Kesswil, 26 luglio 1875Küsnacht, 6 giugno 1961) è stato uno psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero, una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico, psicoanalitico e filosofico.

La sua tecnica e teoria, di derivazione mwcapsicoanalitica, è chiamata "mwcqpsicologia analitica" o "psicologia del profondo", più raramente "psicologia complessa".cite-ref-1[1] Dopo essere venuto in contatto con le idee di mwdgPierre Janet, inizialmente fu vicino alle concezioni di mwdwSigmund Freud e attivo nell'ambiente della psicoanalisi (Jung fu colui che coniò il termine mweacomplesso di Elettracite-ref-2[2]), ma se ne allontanò nel 1913, dopo un percorso di differenziazione concettuale culminato con la pubblicazione, nel 1912, di mwfqLa mwfglibido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia del singolo alla mwfwstoria della collettività umana.

C'è un mwgqinconscio collettivo che si esprime negli mwggarchetipi, oltre a un mwgwinconscio individuale (o personale). La vita dell'individuo è vista come un percorso, chiamato processo di mwhaindividuazione, di realizzazione del mwhqsé personale a confronto con l'inconscio individuale e collettivo. Jung si interessò anche, specialmente ai fini del proprio lavoro, per tutta la vita di mwhgspiritualismo, mwhwparanormale, mwiaspiritismo, mwiqsciamanesimo, mwigastrologia, mwiwstoria delle religioni, mwjaufologia, mwjqalchimia, mwjgfisica mwjwquantistica ed mwkaesoterismo. Nota è la sua collaborazione con lo scienziato mwkqWolfgang Pauli. Durante la mwkgseconda guerra mondiale fu collaboratore dei mwkwservizi segreti mwlaalleati in funzione anti-mwlqnazista.

In mwlwItalia, l'orientamento junghiano della psicoanalisi è stato introdotto da mwmaErnst Bernhard.

Contents

La fama
Opere
Note

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Biografia

Formazione

Nacque nel 1875 da Paul Achilles Jung (1842-1896), mwoqteologo e mwogpastore mwowprotestante, e da Emilie Preiswerk (1848-1923) a mwpaKesswil, nel mwpqcantone svizzero di mwpgTurgovia. Dopo poco la famiglia si trasferì a mwpwSciaffusa e nel 1879 a Klein Hüningen (ora periferia di mwqaBasilea), dove il padre diventò rettore della mwqqpieve, esercitando poi anche la funzione di mwqgcappellano nel mwqwmanicomio della città.

Fu un bambino solitario, figlio unico per nove anni, fino alla nascita della sorella Johanna Gertrud, detta "Trudi" (1884-1935). Il suo amico d'infanzia Albert Oeri (1875-1950) ricordò il primo incontro con Carl, quando entrambi erano molto piccoli: lo descrisse come "un mostro di asocialità", concentrato sui propri giochi, il contrario di ciò che aveva conosciuto all'asilo, dove i bambini giocavano, si picchiavano e stavano sempre insieme. I due restarono amici per tutta la vita.cite-ref-aj-3-0[3]

Al liceo fu suo insegnante mwsgJacob Burckhardt, che gli parlò di mwswJohann Jakob Bachofen. Le sue letture andavano dalla letteratura alla filosofia, dalla teoria della religione allo mwtaspiritualismo (mwtqMörike, mwtgGoethe, specie il mwtwmwuaFaust e le conversazioni con mwuqJohann Peter Eckermann, mwugImmanuel Kant, mwuwSwedenborg, mwvaSchopenhauer, ecc.). Il libro che più lo colpì fu mwvqmwvgCosì parlò Zarathustra di mwvwFriedrich Nietzsche, che citò nei mwwaRicordicite-ref-4[4]: «Come per il mwxqFaust di Goethe, si trattò di un'esperienza terribile», scrisse.

Nel 1895 s'iscrisse all'mwxwUniversità di Basilea e nel 1900 si laureò in medicina e chirurgia con la tesi mwyaPsicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti, una trattazione sui mwyqfenomeni medianici della cugina, Hélène Preiswerk detta "Helly" (1880-1911), che pubblicò nel 1902. Nel dicembre 1900 cominciò a lavorare all'istituto mwygpsichiatrico di mwywZurigo, il mwzamwzqBurghölzli, diretto da mwzgEugen Bleuler. Nell'inverno 1902-1903 Jung fu a mwzwParigi per frequentare le lezioni di mwaaPierre Janet.

Nel 1903 sposò Emma Rauschenbach (1882-1955), che rimase con lui fino alla morte. La coppia ebbe cinque figli: Agathe Niehus (1904-1998), Gret Baumann (1906-1979), Franz Jung-Merker (1908-1981), Marianne Niehus (1910-1987) e Hélène Hoerni (1914-2004)cite-ref-5[5]. Nel 1905 fu promosso ai vertici del mwbgBurghölzli e divenne libero docente all'mwbwUniversità di Zurigo, dove rimase fino al 1913. Tra il 1904 e il 1907 pubblicò vari studi sul test di associazione verbale e nel 1907 il libro mwcaPsicologia della dementia praecox.

La personalità scientifica di Jung si manifesta con il concetto di "mwcgcomplesso". Esso è un insieme strutturato di rappresentazioni, consce e meno consce, dotate di una carica affettiva. La mwcwpsiche umana è un insieme indeterminato e indeterminabile di complessi, tra i quali lo stesso "Io", il complesso che ha l'appannaggio della coscienza ed è in relazione con tutti gli altri. Quando questa relazione s'indebolisce o si spezza, gli altri complessi si fanno autonomi, inconsci, e cominciano a dirigere l'azione, con un processo di dissociazione, origine del disagio psichico.

L'incontro con Sigmund Freud

Concordando con le interpretazioni date da Freud nei confronti dei fenomeni psichici, cominciò una fitta corrispondenza con mwdgFreud, che incontrò a mwdwVienna nel 1907. I due parlarono per tredici ore. Lo incontrò nuovamente in mweaSvizzera a mweqZurigo, dove scrissero un libro.

Nel 1909, con mwewFreud e mwfaFerenczi, Jung si recò alla mwfqClark University di mwfgWorcester (mwfwMassachusetts), negli mwgaStati Uniti d'America, per un ciclo di conferenze; inoltre, Jung ricevette la mwgqlaurea honoris causa in mwgggiurisprudenza. In quell'occasione si ebbero le prime avvisaglie della separazione da Freud, che fu poi all'origine dell'articolarsi dei due principali orientamenti storici della psicoanalisi, intesa tanto come terapia quanto come via per la conoscenza della psiche. Durante il viaggio in nave verso gli Stati Uniti d'America i due pionieri della psicoanalisi analizzarono l'uno i sogni dell'altro. In questa psicoanalisi "sull'oceano", dove ciascuno fungeva sia da psicoanalista sia da paziente, Freud, a detta di Jung, ebbe un atteggiamento di reticenza su alcuni particolari della sua vita privata che invece sarebbero serviti a Jung per una migliore interpretazione. Ad aggravare la situazione fu il fatto che Freud su questo punto fu molto chiaro: il motivo della sua reticenza era che non poteva mettere a repentaglio la sua autorità. Fu allora che Jung cominciò a mettere in discussione la stima che fino a quel momento aveva avuto per Freud.

Nel 1910 Jung divenne presidente dell'mwhaAssociazione psicoanalitica internazionale e direttore dello "Jahrbuch", rivista ufficiale della società. Cominciò a essere chiamato "delfino" della psicoanalisi, possibile successore di Freud alla guida del movimento psicoanalitico.

La separazione da Freud e il nuovo orientamento della psicoanalisi

Nel 1912 Jung pubblicò il suo testo fondamentale mwhwLa libido: simboli e trasformazioni (o mwiaSimboli della trasformazione), dove erano presenti i primi disaccordi teorici con Freud assieme al primo abbozzo di una concezione finalistica della psiche. I disaccordi continuarono nelle conferenze sulla psicoanalisi (mwiqFordham lectures) tenute da Jung lo stesso anno a mwigNew York. L'aspetto centrale delle differenze teoriche risiedeva in un diverso modo di concepire la mwiwlibido: mentre per Freud il "motore primo" dello psichismo risiedeva nella pulsionalità sessuale, Jung proponeva di riarticolare ed estendere il costrutto teorico di libido, rendendolo così comprensivo anche di altri aspetti pulsionali costitutivi "dell'energia psichica".

La "sessualità" da costrutto unico e centrale (metapsicologia freudiana) passa a essere costrutto importante ma non esclusivo della vita psichica (punto di vista junghiano). La libido è energia psichica in generale, motore di ogni manifestazione umana, sessualità ma non solo. Essa va al di là di una semplice matrice istintuale proprio perché non è interpretabile solo in termini causali. Le sue "trasformazioni", necessarie a spiegare l'infinita varietà di modi in cui si dà l'uomo, sono dovute alla presenza di un particolare apparato di conversione dell'energia, la funzione simbolica.

Il termine "simbolo" è inteso secondo una concezione diversa da quella di Freud, che aveva assimilato il concetto di simbolo a quello di mwmgsegno, sulla base dell'elemento comune del rinvio. Ma mentre il segno compone in modo convenzionale qualcosa con qualcos'altro (mwmwaliquid stat pro aliquo), il simbolo è un caso particolare del segno in cui, pur rimanendo l'elemento genericamente semiotico del rinvio, questo non è diretto a una realtà determinata da una convenzione, ma alla ricomposizione di un intero, come vuole l'etimologia della parola. Un'altra differenza: se Freud interpretava le fantasie inconsce alla stregua di meri segni di pulsioni, inaccettabili per la coscienza, per Jung esse sono, se interpretate adeguatamente dall'Io, simboli di nuove realizzazioni psichiche. Solo così si rende conto del carattere costitutivamente aperto al nuovo della psiche, non più ancorata al passato in un'inarrestabile mwnacoazione a ripetere. La mwnqfunzione trascendente è capace di superare le opposizioni di cui la psiche è costituita proprio mediante la produzione di simboli. Essa opera affinché vi sia 'individuazione', processo sintetico che coinvolge gli opposti che costituiscono l'uomo, nel quale egli si riconosce nella sua autonomia dagli stereotipi culturali. L'adattamento trova la sua prosecuzione in questo processo, diviso in una fase di distinzione degli opposti, da cui si fa un "passo indietro", e in una di integrazione.

Il conflitto tra Freud e Jung crebbe al quarto congresso dell'Associazione Psicoanalitica, svoltosi a mwnwMonaco nell'agosto del 1913 contro le posizioni psicoanalitiche espresse da mwoaPierre Janet (verso cui Jung riconobbe sempre i suoi debiti intellettuali) durante la sessione dedicata alla psicoanalisi. Nell'ottobre successivo si ebbe la rottura ufficiale, e Jung si dimise dalla carica di direttore dello "Jahrbuch". Ad aprile 1914 si dimise da presidente dell'Associazione e uscì definitivamente dal movimento psicoanalitico.

La psicologia analitica junghiana

«Quanto più domina la ragione critica, tanto più la vita si impoverisce; ma quanto più dell'inconscio e del mito siamo capaci di portare alla coscienza, tanto più rendiamo completa la nostra vita.»

(C.G. Jung)

La psicoanalisi, creatura i cui meriti di gestazione erano ascritti al solo Freud, per la cui nascita aveva pagato con l'isolamento e l'ostracismo da parte del mondo accademico, nuova via della conoscenza, per Jung era divenuta più importante dello stesso padre che l'aveva generata. Era nata dal lavoro di Freud e adesso si trattava di farla crescere.

L'aspetto che più li differenziava era la concezione dell'mwpginconscio. Per Freud l'inconscio alla nascita era vuoto e durante la vita si riempiva di quanto per la coscienza era "inutile" o dannoso per l'mwpwIo: (mwqarimozione). Invece per Jung la coscienza nasceva dall'mwqqinconscio, che aveva quindi già una sua autonomia. Inoltre, per Jung, la psicoanalisi di Freud teneva poco conto della persona nel suo contesto vitale. Invece Jung, che dava importanza alla persona e al suo contesto, fondò la "mwqgpsicologia analitica", che voleva essere uno strumento per guarire da patologie psichiche e una concezione del mondo, o meglio, uno strumento per adattare la propria mwqwanima alla vita e coglierne le potenzialità di espressione e specificità individuale. Chiamò questo percorso "mwraindividuazione".

Al concetto di individuazione si lega la nozione di archetipo. Jung ipotizza che alla trasformazione della libido e ai suoi simboli sia sottesa una pluralità di "immagini primordiali", collettiva e immutabile, intese come una sorta di kantiane "forme a priori" che concorrono, come serbatoio originario dell'immaginazione, alla formazione dei simboli. La mwrgfunzione trascendente proietta l'individuo fuori di sé, sul piano d'un pensiero inconscio collettivo. Se la coscienza riesce a sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti dei simboli, prodotti di questa facoltà, l'individuo può liberarsi del disagio riaffrontandolo da un punto di vista diverso, "trascendentale". Inoltre egli, nel differenziarsi da queste matrici collettive di senso e dagli istinti primordiali, può integrare i valori universali custoditi dalla cultura, trovando una modalità personale di attuarli.

Gli inizi di Jung analista in proprio

Dopo la separazione da Freud, Jung ebbe una crisi nervosa che, come ricorda nelle sue memorie (mwtgmwtwRicordi, sogni, riflessioni, a cura di mwuaAniela Jaffé) lo impegnò per sei durissimi anni. Una vera e propria "malattia creativa", come la ribattezzò lo storico della psicoanalisi mwuqHenri Ellenberger. Alla fine del 1913, Jung, che aveva quattro figli (Agathe Regina, Anna Margaretha detta "Gret", Franz Karl e Marianne, detta "Nannerl") e aspettava da mwuwEmma la quinta e ultima figlia (Emma Hélène, detta "Lil"), incontrò mwvaAntonia Wolff, detta Toni, che da paziente si trasformò in analista e amante dello stesso in un triangolo emozionale che non escludeva la moglie, la quale reagì come ci si sarebbe aspettati da un'esponente dell'alta borghesia, ossia fingendo di ignorare.

Una volta staccatosi da Freud, Jung cominciò ad attrarre attorno a sé un proprio gruppo di pazienti, studenti e analisti, tra i quali vanno ricordati mwvgFranz Riklin (1878-1938), Maria Moltzer (1874-1944), Hans Trüb (cognato di Toni Wolff), Emilii Medtner (1872-1936), Linda Fierz-David (1891-1955) ed Edith Rockefeller McCormick (1872-1932), che con la sua ricchezza quasi smisurata aiutò il già (per via della moglie) ricco Jung a sviluppare ulteriormente una scuola analitica, fondando lo "Psychologischer Club" di Zurigo (nato nel 1913 e ancora attivo).

Altre persone che aiutarono lo sviluppo del pensiero junghiano negli anni 1913-1920 furono il pastore Adolf Keller (la cui moglie Tina rimase amica di Emma anche dopo la rottura fra lui e Jung), Alphons Maeder (1882-1971), mwwaOskar Pfister (che rimase più fedele a Freud) e Hans Schmid-Guisan (1881-1932), che pur abitando a mwwqBasilea rimase sempre in contatto con Jung (tanto che la figlia, Marie-Jeanne Schmid, fece poi da segretariacite-ref-6[6] a quest'ultimo dal 1932 al 1952).

I tipi psicologici

Un altro concetto fondamentale, il mwzatipo, viene introdotto da Jung nel libro mwzqmwzgTipi psicologici. Oggetto dell'opera è una classificazione degli individui secondo "tipologie psicologiche", che prendono le mosse dal carattere del loro adattamento. Essi si articolano attorno alla basilare polarità "mwzwIntroverso/Estroverso", e alla conseguente distinzione di due individui tipici fondamentali. Individuati dall'opposto orientamento generale della loro libido primaria (intro-versa o estro-versa) riprendono, in individui diversi, il ritmo sistole/diastole tematizzato da Goethe.

Per spiegare le rilevanti differenze individuali all'interno dei gruppi, Jung incrocia l'iniziale modello bipolare con un'ulteriore quadripartizione in "funzioni" psichiche: pensiero, sentimento, sensazione e intuizione. Come altri, si interessò di rivisitare in senso psicologico la mw0qteoria umorale dei mw0gquattro temperamenti, così come farà con mw0wl'alchimia.

L'appartenenza a uno dei quattro sottogruppi è determinata dalla funzione privilegiata nel corso dell'adattamento, funzione a cui l'individuo, a partire dall'infanzia, affida le sue principali speranze di riuscita. La combinazione tra i due "assi" (quello mw3aIntroversione/Estroversione e le quattro funzioni) dà luogo a otto tipi psicologici individuali. Non preme a Jung presentare l'ennesima classificazione delle personalità, ma relativizzarne l'esperienza fenomenologica. È l'orientamento della coscienza dunque, il suo intenzionarsi, che viene classificato, non un banale coacervo di caratteristiche individuali.

Questa teoria assume rilievo nel processo di individuazione, nel quale è necessario che l'Io sia consapevole dell'atteggiamento psicologico che si è reso dominante o esclusivo. Solo superando la propria unilaterale adesione a un modo di rappresentare la realtà e aprendosi agli altri modi, l'individuo può affermare la sua autonomia da modelli collettivi accettati inconsapevolmente (che siano gli archetipi dell'inconscio collettivo o le "modalità di funzionamento" della facoltà di rappresentare, considerata nella sua formalità).

La "scelta" del tipo psicologico a cui l'individuo appartiene corrisponde, infatti, più a esigenze collettive che individuali. Mostrare il valore delle opzioni trascurate dallo sviluppo è il compito dell'individuazione, allo studio e alla pratica della quale d'ora in poi la psicologia analitica si consacrerà. Diventa così possibile il confronto con le funzioni arrestatesi a uno stadio arcaico dello sviluppo, integrandole in un'individualità dinamicamente matura.

Il carisma di psicoterapeuta

Benché tra gli studi, i viaggi e il servizio militare periodico Jung non avesse molto tempo per la pratica analitica, si consultarono e curarono da lui molte persone, tra cui Herbert Oczeret (1884-1948), Aline Valangin (1889-1986), mw5qHermann Hesse, mw5gErmanno Wolf-Ferrari, Beatrice Moses Hinkle (1874-1953), M. K. Bradby (poi divulgatrice del suo pensiero), Montague David ed Edith Eder, Eugen ed Erika Schlegel, Constance Long, Mary Bell, Helen Shaw, Adela Wharton, Mary Esther Harding (1888-1971), Kristine Mann (1873-1945) e Helton Godwin Baynes detto "Peter" (1882-1943). Mentre aumentava il suo carisma, qualcuno era critico e non sopportava quel che ai propri occhi sembrava un culto della personalità.

A 50 anni Jung riuscì, come aveva in mente da tempo, a costruire una casa (mw6adetta "Turm", torre) nel villaggio di mw6qBollingen, affacciata sul lago. Lo aiutò nei disegni il giovane architetto Walther Niehus, fratello di Kurt, che aveva sposato la figlia Agathe e che a sua volta sposò la figlia Marianne.

Durante la lenta costruzione, Jung organizzò nel 1925 una spedizione in Africa, con George Beckwith (1896-1931), Peter Baynes (marito di Hilda, già paziente di Jung e poi di Baynes, infine suicida) e Ruth Bailey, una nobildonna inglese incontrata durante il viaggio in nave e che, dietro richiesta di Jung, visse con lui dalla morte della moglie Emma, nel 1955, fino al 1961, anno della scomparsa di Jung.

La spedizione "Bugishu", verso il mw7aKenya e l'mw7qUganda attraverso il mw7gMonte Elgon, filmata da Baynes con una cinepresa, portò Jung (che cominciò a studiare anche lo mw7wsciamanesimo) a contatto con riti e miti delle popolazioni indigene, ed indirettamente con il proprio inconscio.

Il caso Spielrein

Un caso divenuto celebre è quello della giovane mw9wrussa mw-aSabine Spielrein, che Jung guarì dalla mw-qschizofrenia e che, dopo una travagliata relazione sentimentale con Jung dal 1904 al 1911, si rivolse a Freud e divenne anche lei medico e psicoanalista freudianacite-ref-7[7]. La storia di Carl e Sabine, scoperta da mw-gAldo Carotenuto grazie al carteggio con e tra Freud e Jungcite-ref-8[8], è legata alla prima formulazione del concetto di transfert e alla teoria della mwaqmpulsione di morte (che Freud prese da un saggio di Sabine). La sua rivelazione ebbe un clamore internazionale per le implicazioni storico-scientifiche oltre che per il suo spessore romantico. Fu al centro di diversi libri e divenne celebre anche dal punto di vista cinematografico.

Tra i film sul caso Spielrein: mwaqumwaqyCattiva (1991) di mwaqcCarlo Lizzani, mwaqgmwaqkPrendimi l'anima (2002) di mwaqoRoberto Faenza e mwaqsmwaqwA Dangerous Method (2011) di mwaq0David Cronenberg. Carotenuto la rappresentò per la prima volta nei mass media in forma di psicodramma in mwaq4mwaq8Da Storia nasce Storia (mwaraRai 3, 1991) di Ottavio Rosati, dove giocò come attore i tre ruoli di Jung, Freud e Sabinecite-ref-9[9]. mwaruRai Cinema sotto la presidenza di mwaryLiliana Cavani mise in cantiere anche un film su Jung e Spielreincite-ref-10[10], destinato alla regia di mwarsNelo Risi, autore del cult mwarwmwar0Diario di una schizofrenica (1970).

Archetipi

Animus e Anima rappresentano rispettivamente l'immagine maschile presente nella donna e l'immagine femminile presente nell'uomo. Si manifesta in sogni e fantasie ed è proiettata sulle persone del sesso opposto, più frequentemente nell'innamoramento. L'immagine dell'anima o dell'animus ha una funzione compensatoria con la Persona, è la sua parte inconscia e offre possibilità creative nel percorso di individuazione.cite-ref-uomo-11-0[11]

«Gli archetipi sono come i letti dei fiumi abbandonati dall'acqua, che però possono nuovamente accoglierla dopo un certo tempo. Un archetipo è simile a una gola di montagna in cui la corrente della vita si sia lungamente riversata: quanto più ha scavato questo letto, quanto più ha conservato questa direzione, tanto più è probabile che, presto o tardi, essa vi ritorni.»

(Carl Gustav Jung, Aspetti del dramma contemporaneo)

La psiche si compone della parte inconscia, individuale e collettiva, e della parte conscia. La dinamica tra le due parti è considerata da Jung come ciò che permette all'individuo di affrontare un lungo percorso per realizzare la propria personalità in un processo che egli denomina "mwataindividuazione". In questo percorso l'individuo incontra e si scontra con delle organizzazioni mwatearchetipiche (inconsce) della propria personalità: solo affrontandole egli potrà dilatare maggiormente la propria coscienza. Tra loro "la mwatiPersona", "l'mwatmOmbra", "mwatql'Animus e l'Anima" e "il mwatu".cite-ref-uomo-11-1[11] L'archetipo è una sorta di "DNA psichico": il concetto deve molto a mwatoPlatone e alla sua dottrina delle "mwatsidee"cite-ref-12[12], oltre che agli studi comparativi tra psicologia, mwauafilogenetica ed mwaueepigenetica iniziati con Freud.cite-ref-13[13]

La mwaucPersona (dalla parola latina che indica la "maschera teatrale") può essere considerata come l'aspetto pubblico che ogni persona mostra di sé, come un individuo appare nella società, nel rispetto di regole e convenzioni. Rispecchia ciò che ognuno di noi vuol rendere noto agli altri, ma non coincide necessariamente con ciò che realmente si è.cite-ref-uomo-11-2[11]

Ad esempio, la mwavmGrande Madre è una delle potenze mwavqnuminose dell'inconscio, un archetipo di grande e ambivalente potenza, nello stesso tempo distruttrice e salvatrice, nutrice e divoratrice. L'Ombra rappresenta la parte della psiche più sgradevole e negativa, coincide con gli impulsi istintuali che l'individuo tende a reprimere. Impersona tutto ciò che l'individuo rifiuta di riconoscere e che nello stesso tempo influisce sul suo comportamento esprimendosi con tratti sgradevoli del carattere o con tendenze incompatibili con la parte conscia del soggetto. È, in un certo senso, l'evoluzione junghiana dell'mwavuEs freudiano.cite-ref-uomo-11-3[11] Il mwavo è il punto culminante del percorso di realizzazione della propria personalità, nel quale si portano a un'unificazione tutti gli aspetti consci e inconsci del soggetto.cite-ref-uomo-11-4[11]

Altri archetipi rappresentano immagini universali, che esprimono contemporaneamente positività o negatività: la mwawaGrande Madre, il mwaweVecchio Saggio, l'mwawiApollo, numerose figure della religione, ecc. Esse vengono chiamate da Jung, specie quando riprendono figure mitiche, religiose o leggendarie, in particolare di mwawmdivinità, anche "potenze mwawqnuminose", riprendendo il termine di mwawuRudolf Otto.cite-ref-14[14]

L'omosessualità secondo Jung

Jung riteneva che gli omosessuali non dovessero essere criminalizzati e che essi fossero in grado di relazionarsi normalmente nella società. Jung riteneva che l'mwawwomosessualità fosse però un'immaturità psicologica in cui l'mwaw0Animus e l'mwaw4Anima si scambiavano la funzione.cite-ref-15[15].

Jung e la sessualità

Riguardo al mwaxusesso, Jung pensava, seguendo le proprie ricerche antropologiche, che andasse sperimentato, come unica via per poterlo poi mwaxysuperare solo in seguito e accedere alla spiritualità completa:

«Allorché visitai l'antica pagoda di Turukalukundram (

India meridionale

), un

Pandit

locale mi spiegò che gli

antichi templi

erano intenzionalmente ricoperti all'esterno da cima a fondo da

sculture oscene

, per ricordare all'uomo comune la sua sessualità. Lo spirito, disse, è un grande pericolo, perché

Yama

(il dio dei morti) porta subito via con sé gli

imperfecti

, se si prendono direttamente la via spirituale. Le raffigurazioni erotiche esistono per ricordare agli uomini il loro

Dharma

(legge), che impone l'adempimento delle norme comuni dell'esistenza. Soltanto dopo aver compiuto il Dharma, essi possono accedere alla via spirituale. Le oscenità tendono a risvegliare la curiosità erotica dei visitatori del tempio, affinché non dimentichino il loro Dharma: altrimenti non lo realizzerebbero. Solo chi è stato abilitato dal suo

karma

(il destino raggiunto tramite le opere compiute in precedenza) e chi è destinato allo spirito, può trascurare senza rischi questo ammonimento. E, poiché non avrà alcun senso per lui. Ecco perché all'ingresso del tempio vi sono le due seduttrici che invitano all'adempimento del Dharma: perché solo così l'uomo comune può raggiungere un superiore sviluppo spirituale. Poiché il tempio rappresenta il mondo intero, in esso sono riprodotte tutte le attività umane, e poiché la gente pensa più o meno sempre al sesso, la maggior parte delle immagini del tempio sono di natura

erotica

. Per questo anche il

lingam

(

fallo

) sta nella cavità sacra dell'

adyton

(il

sancta sanctorum

), nel

garbha-grha

(recipiente del seme). Il Pandit era un seguace del

tantra


(C.G. Jung, Aion: ricerche sul simbolismo del Sé, p. 207.)

Riguardo al matrimonio e al rapporto di coppia scrisse:

«La maggior parte degli uomini è eroticamente cieca, poiché commette l'imperdonabile malinteso di scambiare l'

Eros

con la sessualità. L'uomo crede di possedere la donna quando la

possiede sessualmente

: ma mai la possiede meno di allora. Per la donna la sola relazione che conti è quella erotica. Per lei, il

matrimonio

è una relazione con in più la sessualità.»

(da La donna in Europa, in Civiltà in transizione. Il periodo fra le due guerre.)

La cultura psichedelica secondo Jung

Jung aveva sempre negato l’uso di sostanze mwaxwpsichedeliche né le consigliò mai ad altri, anzi mise in discussione l’utilità degli psichedelici per la crescita personale e si oppose decisamente al loro uso terapeutico. Riconosceva che forse le sostanze psichedeliche potevano essere in grado di aprire le porte degli stessi sconosciuti reami dell’inconscio che egli aveva coraggiosamente esplorato con le sue tecniche meditative ed immaginative, ma non ne riconosceva il carattere terapeutico e trasformativo.

La "querelle" su Jung e il nazionalsocialismo

Nel 1930 Jung fu nominato presidente onorario dell'Associazione tedesca di psicoterapia. L'Associazione, cui aderivano molti psicoterapeuti mwax8ebrei, fu sciolta dal mwayanazismo nel 1933. Ne fu creata un'altra, a carattere internazionale, con Jung, mwayecristiano, presidente. Molti psicoanalisti ebrei, espulsi dalla sezione tedesca, poterono così entrare a far parte della sopranazionale (grazie a un articolo da lui proposto nello statuto fondativo), e chiesero loro stessi a Jung di accettare la presidenza.cite-ref-ferliga-16-0[16] Jung aveva inoltre molti pazienti e amici ebrei.cite-ref-ferliga-16-1[16] Tuttavia nel 1934 venne messa una clausola, definita "di sicurezza" dai commentatori, per cui la percentuale di psicoanalisti ebrei non poteva superare il 10mwayo %.cite-ref-freud-17-0[17]

Nel 1934 Jung fu però criticato per la sua adesione a questa organizzazione, che taluni consideravano di origine nazionalsocialista, per il fatto che la sezione tedesca divenne semplicemente un'emanazione del regimecite-ref-ferliga-16-2[16], oltre che per la sua funzione di redattore capo della rivista mwazgZentralblatt für Psychotherapie, un periodico che era divenuto di matrice nazionalsocialista. Al congresso fondativo, tributa un omaggio al perseguitato Freud, riconoscendogli il merito della scoperta dell'inconscio.cite-ref-ferliga-16-3[16] Tentò anche di aiutarlo finanziariamente durante la fuga dall'Austria, ma Freud rifiutò il denaro dell'ex allievo.cite-ref-freud-17-1[17] Jung e i suoi difensori, in questa mwaaequerelle sulla presunta adesione di Jung al mwaainazionalsocialismo, replicarono sostenendo che la sua presenza in questi organismi avrebbe permesso di salvaguardare l'attività degli psicoterapeuti tedeschi di origine ebraica.cite-ref-ferliga-16-4[16] I sostenitori di Jung affermano anche che accettò questo incarico non a cuor leggero, ma nella speranza di salvare il salvabile, tant'è che quando egli si accorse di non poter fare nulla, nel 1939 rassegnò le dimissioni dalla carica di presidente della "Società medica internazionale di psicoterapia" e da redattore della rivista nel 1940.cite-ref-svizzera-18-0[18]

Pochi anni prima, nel 1936, Jung tenne una conferenza che venne poi pubblicata con il titolo di "Il concetto d'inconscio collettivo" e, a proposito del regime nazista e del fanatismo del popolo tedesco, affermò:

«Se trent'anni fa qualcuno avesse osato predire che il nostro sviluppo psicologico tendeva a una reviviscenza delle persecuzioni medievali degli ebrei, che l'Europa avrebbe di nuovo tremato davanti ai fasci romani e al passo cadenzato delle legioni, che le persone ancora una volta avrebbero fatto il

saluto romano

come duemila anni fa, e che un'arcaica

svastica

, invece della croce cristiana, avrebbe attratto milioni di guerrieri pronti a morire, ebbene sarebbe stato accolto come mistico folle. E oggi? Anche se può sorprendere, queste cose assurde sono diventate un'orribile realtà.»

(Il concetto d'Inconscio collettivo)

In questa stessa epoca mwaa4Hitler prendeva il potere in mwaa8Germania e, sfortunatamente per Jung, il caso volle che il redattore tedesco della rivista, il cui nome compariva accostato a quello di Jung, risultasse essere il professor Mathias Heinrich Göring, di scuola mwabeadleriana, e cugino del più famoso mwabiHermann Göring, delfino di mwabmAdolf Hitler. Questo psicoanalista era direttore dell'Istituto tedesco per la ricerca psicologica e Psicoterapia di Berlino, di cui Jung non fece mai parte e incontrò mwabqJoseph Goebbels con molto disgusto e disagio.cite-ref-freud-17-2[17]cite-ref-19[19]

In questo periodo di presidenza Jung scrisse l'articolo mwab4Wotan, apparso sulla mwab8Neue Schweizer Rundschau, che in seguito divenne il primo capitolo dell'opera mwacaAspetti del dramma contemporaneo. In esso afferma che l'archetipo Wotan/mwaceOdino dorme nell'inconscio collettivo dei mwacitedeschi, popolo guerriero dall'epoca dei mwacmbarbari mwacqgermani: esso è il dio della guerra e della distruzione, ma anche della rinascita nella mwacumitologia norrena e mwacygermanica; se in mwaccHitler si manifesta il primo aspetto (e tramite lui trasmesso alla Germania), quello violento, Jung spera che emerga nei tedeschi anche il secondo. Nell'articolo, sotto l'aspetto della psicoanalisi e dell'antropologia, si trovano anche dure critiche al nazionalsocialismo, considerato anche come fenomeno sociale e non solo psicologico.cite-ref-ferliga-16-5[16] Già nel 1918 aveva messo in guardia contro il crescente nazionalismo tedesco:

«Il cristianesimo ha scisso il barbaro germanico in una metà superiore e una metà inferiore, rimuovendo la parte oscura e addomesticando la parte superiore per adattarla alla civiltà. [...] Via via che la concezione cristiana del mondo va perdendo di autorità, sentiamo che la «bionda bestia»

si agita sempre più minacciosamente nel suo carcere sotterraneo, pronta a balzare all'aperto ad ogni istante con conseguenze devastatrici.»

(L'inconscio, pp. 144-145)

Taluni gli rimproverano alcune affermazioni ambigue pubblicate sul giornale, ma a differenza di altri accademici che si asservirono al regime, Jung non ebbe mai la tessera del mwadcPartito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, e non elogiò mai la politica di Hitler.cite-ref-svizzera-18-1[18]

In questo periodo, a causa del suo comportamento non ligio alla dittatura, le autorità hitleriane avevano già preso misure contro Jung: gli era stato negato l'accesso in territorio tedesco (cosicché si ritirò a mwad0Basilea, dove insegnava; anche mwad4Giappone, mwad8Italia e mwaeaUngheria gli negarono il vistocite-ref-21[21]), le sue opere vennero mwaeubruciate o mandate al macero nei paesi d'Europa nei quali era possibile, come accadde in mwaeyFrancia, e il suo nome figurò nella famigerata "lista Otto", vicino a quello di Freud e di molti altri autori vietati in Germania e nei territori occupati, come mwaecKarl Marx e mwaegThomas Manncite-ref-22[22] (come testimoniato da alcuni conoscenti e famigliari, Jung temeva molto una vittoria del nazionalsocialismo e un'eventuale invasione della mwae0Svizzera durante la seconda guerra mondiale, proprio per via delle sue note posizioni critiche anti-nazionalsocialiste espresse dal 1940 in poi).cite-ref-23[23]

Jung vide personalmente Hitler e mwafmMussolini a una parata nel 1939 a Berlino. Descrisse il Führer come un tipo "sciamanico", mentre il duce e mwafqStalin rappresentavano il "capovillaggio"; Mussolini era l'uomo della "forza fisica" ma Stalin era "solo un bruto, un contadino furbo, una belva istintiva e possente, di gran lunga il più potente, questo è vero, di tutti i dittatori".cite-ref-24[24]

Anche dopo la guerra la relazione tra Jung e il nazismo causò polemiche e dibattiti. Nella sua autobiografia ("Ricordi, Sogni, Riflessioni") e nella raccolta di testimonianze sulla sua vita mwafoJung parla, appaiono numerosi spunti critici rispetto al fenomeno nazista, che in alcuni suoi scritti e passaggi Jung analizzò, con preoccupazione, da un punto di vista psicologico-analitico collettivo.cite-ref-ferliga-16-6[16] Jung, comunque, consapevole com'era delle falsità di tali accuse (la cosa che ammise fu la sottovalutazione della pericolosità del regime ai suoi inizi), non diede mai troppo peso alla questionecite-ref-ferliga-16-7[16], ma per avere un quadro più ampio è utile riferirsi allo stralcio di un'intervista del 1949:

«Chiunque abbia letto uno qualsiasi dei miei libri non può avere dubbi sul fatto che io non sono mai stato filonazionalsocialista e tanto meno antigiudaico; non c'è citazione, traduzione o manipolazione tendenziosa di ciò che ho scritto che possa modificare la sostanza del mio punto di vista, che è lì stampato, per chiunque voglia conoscerlo. Quasi tutti questi brani sono stati in qualche misura manomessi, per malizia o per ignoranza. Prendiamo la falsificazione più importante, quella sul

Saturday

dell'11 giugno: "

L'ebreo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello giudaico

". Guarda caso, se lette nel loro contesto queste frasi acquistano un significato esattamente contrario a quello attribuito a esse da questi "ricercatori". Sono state prese da un articolo intitolato "

Situazione attuale della psicoterapia

. [...] Perché si possa giudicare il senso di queste frasi controverse, le leggerò per intero il paragrafo in cui ricorrono: "

In virtù della loro civiltà, più del doppio antica della nostra, essi presentano una consapevolezza molto maggiore rispetto alle debolezze umane e ai lati dell'Ombra, e perciò sono sotto questo aspetto molto meno vulnerabili. Grazie all'esperienza ereditata dalla loro antichissima civiltà essi sono capaci di vivere, con piena coscienza, in benevola, amichevole e tollerante prossimità dei loro difetti, mentre noi siamo ancora troppo giovani per non nutrire qualche "illusione" su noi stessi… Il giudeo, quale appartenente a una razza che dispone di una civiltà di circa tremila anni, possiede, come il cinese colto, un più ampio spettro di consapevolezza psichica rispetto a noi. Il giudeo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai, poiché tutti gli istinti e i suoi talenti presuppongono, per potersi sviluppare, un popolo che li ospiti, dotato di un grado più o meno elevato di civiltà. La religione giudaica nel suo insieme possiede perciò – per l'esperienza che me ne sono fatta – un inconscio che si può paragonare solo con alcune riserve a quello ariano. Eccezion fatta per alcuni individui creativi, possiamo dire che il giudeo medio è già molto più consapevole e raffinato per covare ancora in sé le tensioni di un futuro non nato. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello giudaico, il che costituisce al tempo stesso il vantaggio e lo svantaggio di una giovane età che non si è ancora completamente distaccata dall'elemento barbarico

»

Il concetto di inconscio giudaico e inconscio ariano, come l'uso della parola "razza", era comunque stato già introdotto da Freud negli studi psicoanalitici.cite-ref-ferliga-16-8[16] Secondo documenti desecretati, Jung ebbe rapporti con i servizi segreti statunitensi in funzione anti-nazionalsocialista durante la guerra, e avrebbe rifiutato di diventare lo psicologo analitico di Hitler durante la guerra. Occupandosi di psicoanalizzare il nazionalsocialismo intero, divenne l'mwag0agente segreto n. 488 dell'mwag4OSS, l'organismo precursore della mwag8CIA.cite-ref-26[26]cite-ref-27[27] Nel dopoguerra ebbe una breve amicizia e uno scambio epistolare a tre con il diplomatico mwahgneonazista mwahkesoterico mwahoMiguel Serrano e con lo scrittore e oppositore del nazismo mwahsHermann Hesse.

La visione politica di Jung

«Il nostro atteggiamento razionalistico ci porta a credere di poter operare meraviglie con organizzazioni internazionali, legislazioni e altri sistemi ben congegnati. Ma in realtà solo un cambiamento dell'atteggiamento individuale potrà portare con sé un rinnovamento dello spirito delle nazioni. Tutto comincia con l'individuo.»

(Carl Gustav Jungcite-ref-28[28])

Carl Jung era un sostenitore dei mwaicdiritti individuali nella relazione tra individuo e società. Fu critico della visione dello mwaigStato come un ente da cui gli individui devono dipendere (mwaikstatalismo assoluto di impronta mwaiohegeliana), vedeva inoltre nello Stato un modo per sostituire mwaisDio. Secondo Jung la perdita dei valori religiosi della società occidentale, ha portato l'uomo alla formazione dei totalitarismi mwaiwstalinisti e mwai0nazifascisti, nonché ad un senso di mwai4nichilismo, mwai8materialismo e mwajainfelicità.cite-ref-29[29]. Jung considerava la politica solo uno specchio dell'inconscio collettivo e dei relativi errori.cite-ref-casale-30-0[30]

«La situazione politica è espressione di un parallelo problema psichico presente in milioni di individui. Problema che è in gran parte inconscio (il che lo rende particolarmente pericoloso!)… le forze distruttive sono anche in noi, più esse sono inconsce, più sono pericolose...»

(C.G. Jung, Letterecite-ref-casale-30-1[30])

«Come psicologo sono profondamente interessato ai disturbi mentali, in particolare quando contagiano intere nazioni.

Voglio sottolineare che disprezzo la politica di tutto cuore: non sono né un bolscevico, né un nazista, né un antisemita. Sono uno svizzero neutrale e perfino nel mio paese non mi interesso di politica, perché sono convinto che per il novantanove per cento la politica sia solo un sintomo e che tutto faccia tranne che curare i mali sociali. Circa il cinquanta per cento della politica è detestabile perché avvelena la mente del tutto incompetente delle masse. Ci mettiamo in guardia contro le malattie contagiose del corpo, ma siamo esasperatamente incauti riguardo alle malattie collettive – ancora più pericolose – della mente. Faccio questa dichiarazione per scoraggiare sin dall’inizio ogni tentativo di coinvolgimenti in qualsivoglia partito politico. Ho delle buone ragioni per farlo: il mio nome è stato più volte portato nella discussione politica anche, come ben sapete, si trova attualmente in uno stato febbrile. È soprattutto a causa del fatto che mi occupo delle incontestabili differenze all'interno della psicologia nazionale e razziale che si è verificata una serie di fraintendimenti quasi fatali e di errori pratici nelle relazioni internazionali e nelle frizioni sociali interne. In un’atmosfera come questa, politicamente avvelenata e surriscaldata, è diventato praticamente impossibile condurre una discussione scientifica sana e spassionata su questi problemi così delicati eppure estremamente importanti. Discutere pubblicamente questi problemi avrebbe più o meno la stessa efficacia di un direttore di manicomio che si mettesse a discutere le particolari fissazioni dei suoi pazienti proprio in mezzo a loro. Vedete, il fatto tragicomico è che tutti sono convinti della loro normalità, esattamente come il dottore stesso è convinto del proprio equilibrio mentale.»

(C.G.Jung, comunicato stampa in occasione di una visita negli Stati Uniti, 4 ottobre 1936, tratto da Jung parlacite-ref-casale-30-2[30])

Visione sociologica

«Ho spesso visto persone diventare nevrotiche per essersi accontentate di risposte inadeguate o sbagliate ai problemi della vita; cercano la posizione, il matrimonio, la reputazione, il successo esteriore o il denaro, e rimangono infelici e nevrotiche anche quando hanno ottenuto tutto ciò che cercavano. Persone del genere di solito sono confinate in un orizzonte spirituale troppo angusto, la loro vita non ha sufficienti contenuti, non ha significato, se riescono ad acquistare una personalità più ampia generalmente la loro nevrosi scompare. Tra i cosiddetti nevrotici del nostro tempo ve ne sono molti che in altre epoche non lo sarebbero stati, non sarebbero stati cioè in disaccordo con sé stessi: se fossero vissuti in un'epoca, in un ambiente nel quale l’uomo attraverso i miti era ancora in rapporto con il mondo ancestrale e quindi con la natura sperimentata realmente e non vista solo dall’esterno, avrebbero potuto evitare questo disaccordo con sé stessi.

Oggi si vuol sentire parlare di grandi programmi politici ed economici ossia proprio di quelle cose che hanno condotto i popoli ad impantanarsi nella situazione attuale, ed ecco che uno viene a parlare di sogni e di mondo interiore... tutto ciò è ridicolo, che cosa crede di ottenere di fronte ad un gigantesco programma economico, di fronte ai cosiddetti problemi della realtà? Ma io non parlo alle nazioni, io mi rivolgo solo a pochi uomini. Se le cose grandi vanno male, è solo perché i singoli individui vanno male, perché io stesso vado male, perciò, per essere ragionevole, l'uomo dovrà cominciare con l'esaminare sé stesso, e poiché l'autorità non riesce a dirmi più nulla, io ho bisogno di una conoscenza delle intime radici del mio essere soggettivo. È fin troppo chiaro che se il singolo non è realmente rinnovato nello spirito neppure la società può rinnovarsi poiché essa consiste nella somma degli individui.»

(Carl Gustav Jung)

La torre

Risale al 1923 la costruzione della famosa e in parte misteriosa Torre di Jung. Quell'anno si avvicinava ai cinquant'anni e non trovava più soddisfacente testimoniare con la sola scrittura l'avventura della mwak0psicoanalisi e del processo individuativo che in lui si realizzava, voleva cercare un altro modo di simbolizzarlo, un modo che gli desse un'impressione più concreta della scrittura. Così dopo la morte di sua madre Jung comprò un terreno a Bollingen, al di là del mwak4lago di Zurigo. Qui realizzò il progetto di un'abitazione dove trascorreva le vacanze e i fine settimana. Complessivamente risiedeva a Bollingen ben sei mesi l'anno. All'inizio era solo un edificio circolare a forma di torre, successivamente aggiunse tre sezioni, ampliando così la casa. L'espandersi della torre andò sempre parallelo con la sua crescita psichica nella totalità della sua vicenda. L'edificio originale era basso e nascosto fra le due torri, ma all'età di ottant'anni, dopo la morte della moglie nel 1955, si sentì di aggiungere un altro piano. Allora la casa di Bollingen, priva di mwak8elettricità e di acqua e silenziosa diventò il ritiro spirituale di Jung.

Essa darà il nome alla fondazione che curerà la pubblicazione dell'opera junghiana negli mwaleStati Uniti d'America.

L'edificio è visibile ancor'oggi, anche se l'accesso avviene mediante il passaggio in una proprietà privata. Nell'ala dell'edificio affacciato sul lago, protetta dalle mura in sasso che circondano il nucleo centrale della torre, si può ancora vedere la pietra scolpita da Jung. Un'immagine della pietra è visibile nella biografia mwalmRicordi, sogni e riflessioni.

La fama

Verso la metà degli mwaloanni venti colleghi e pazienti smisero si rivolgersi a lui con "Dottore" e venne chiamato "Professore". Nello stesso tempo i suoi viaggi e l'arrivo anche di curiosi dall'estero, portavano la sua fama a estendersi a livello internazionale. Nel 1928, per esempio, dall'Inghilterra giunse Barbara Hannah (1891-1986), nel 1930 dall'Austria mwalsWolfgang Ernst Pauli, dalla Germania mwalwCarl Alfred Meier, dall'Ungheria mwal0Jolande Jacobi, dagli Stati Uniti Catherine "Katy" Rush Cabot, che con il longevo Joseph Lewis Henderson (1903-2007) è tra i pochissimi ad aver trascritto parole ed eventi di ogni seduta con Jung. Si formò attorno a lui un gruppo di amici, dalla giovane mwal4Marie-Louise von Franz, al mwal8sinologo mwamaRichard Wilhelm (che lo introdusse all'uso del mwamemwamiLibro dei Mutamenti e lo affascinò con la sua traduzione del classico mwammtaoista mwamqmwamuIl segreto del fiore d'oro), dall'indologo mwamyHeinrich Zimmer al conte mwamcHermann Graf Keyserling (che aveva per amante mwamgVictoria Ocampo, poi ritornata in Argentina, e introdusse Jung a diversi aristocratici, come mwamkMaria Alice di Sassonia o Victor e Margaret Lüttichau), da Christiana Morgan (nata Drummond Councilman, 1897-1967) al suo amante mwamsHenry Murray, poi entrambi analisti di primo piano di mwamwHarvard.

Si rivolsero a lui scrittori come mwam4Hugh Walpole (del quale ammirava mwam8The Prelude to Adventure), mwanaH. G. Wells (che lo trasformò in un personaggio del suo mwaneThe World of William Clissold), mwaniF.S. Fitzgerald (per la moglie Zelda) e studiosi come Carola Welcker (moglie di mwanmSigfried Giedion) che gli rimproverò di non aver capito l'arte contemporaneacite-ref-31[31] e persino, dopo la guerra, agenti segreti come mwangAllen Welsh Dulles o Mary Rüfenacht Bancroft (1903-1997). Nel 1939 morì Freud e l'ex allievo lo ricordò con un mwankNecrologio.

Jung e il "paranormale"

«La psiche possiede facoltà particolari, per cui non è del tutto confinata entro lo spazio e il tempo. Si possono fare sogni e avere

visioni del futuro

, si può vedere attraverso i muri e via dicendo. Solo gli ignoranti negano questi dati di fatto, è assolutamente evidente che questi fatti esistono e sono sempre esistiti.»

(Carl Gustav Jungcite-ref-32[32])

Tra gli interessi di Jung vi era anche il mwaoiparanormale, un tipo di ricerca sviluppato già in gioventù, analizzando i fenomeni della sua cugina medium. Egli stesso condusse analisi ed esperimenti mwaomparapsicologici. Era convinto di essere un mwaoqsensitivo. Diceva di aver avuto diverse premonizioni e una visione nel 1913 che annunciava la rovina dell'Europa (la mwaouprima guerra mondiale).

Jung sosteneva che i fenomeni paranormali fossero segnali dell'mwaocinconscio collettivo, come i sogni sono spie dell'inconscio individuale. Cominciò un lavoro analitico su sé stesso, a base di tutta la sua opera, annotando sogni, fantasie e disegnandole anche (mwaogimmaginazione attiva), in quello che sarebbe diventato il mwaokmwaooLibro Rosso: non lo pubblicò mai; gli eredi autorizzarono la visione dell'opera solo nel 2001 e la pubblicazione del saggio, di intonazione profetica e ispirato allo stile di mwaosNietzsche, solo tra il 2008 e il 2009. Le illustrazioni riprendono la tecnica visionaria di mwaowWilliam Blake. Jung studiò anche la credenza nella mwao0reincarnazione, che interpretava originata dai ricordi dell'inconscio collettivo.

«[Gli archetipi] al mondo effimero della nostra coscienza essi comunicano una vita psichica sconosciuta, appartenente ad un lontano passato; comunicano lo spirito dei nostri ignoti antenati, il loro modo di pensare e di sentire, il loro modo di sperimentare la vita e il mondo, gli uomini e gli dei. L'esistenza di questi stati arcaici costituisce presumibilmente la fonte della credenza nella reincarnazione e nella credenza di "vite anteriori".»

(Carl Gustav Jung, Gli archetipi dell'inconscio collettivo, p. 278)

Nel 1916, di ritorno da mwapaGerusalemme, cominciò invece a scrivere i mwapeSette sermoni ai morti. Nel 1920 disse di avere assistito alle manifestazioni di un mwapifantasma mentre si trovava in una villa in Inghilterra, una notte mentre era a letto aprì gli occhi e vide accanto a sé una vecchia che lo fissava. Saltato giù dal letto accese una candela e la visione era sparita.cite-ref-33[33] Jung organizzava regolari mwapcsedute spiritiche e si dice che durante una di esse un pesante tavolo di noce si rovesciò, mentre subito dopo un coltello per tagliare il pane, custodito in un cassetto, si spezzò in quattro parti con un rumore simile a un colpo di pistola.cite-ref-34[34] Jung tendeva a spiegare i fenomeni, più che come manifestazioni di mwapwspiritismo, come manifestazioni di inconsci turbati e particolarmente sensibili; tuttavia sostenne che certi fenomeni erano, a suo parere, inspiegabili, avvicinandosi a una posizione possibilistacite-ref-35[35]. In un libro-intervista del 1950 fu più scettico e spiegò la visione del 1920 come un'mwaqeillusione ipnagogica semi-mwaqionirica derivante dal ricordo di un'anziana paziente affetta da mwaqmcarcinoma, che lui aveva memorizzato. In definitiva, pur credendo all'mwaqqaldilà, Jung collegava il paranormale alle sue teorie sull'inconscio e gli mwaquarchetipi.cite-ref-36[36]

«L'irrazionale non deve e non può essere estirpato. Gli dèi non possono e non devono morire. Guai agli uomini che vogliono disinfettare razionalmente il cielo, Dio stesso è penetrato in loro perché non hanno riconosciuto l'esistenza della sua funzione.»

(da Psicologia dei processi inconsci, p. 65; edizione 1997)

Tra le sue altre esperienze, percezioni insolite, mwarmallucinazioni senza patologia mwarqpsicotica, interpretate come segnali dell'inconscio personale e collettivo; all'epoca di Jung non venivano usati mwarupsicofarmaci e lui stesso aveva mostrato scetticismo sull'uso degli mwaryallucinogeni in psichiatria in una lettera del 1955, quindi non è chiaro se sperimentò mwarcdroghe come la mwargmescalina per indurre mwarkstati di alterazione della coscienzacite-ref-37[37], se si trattasse di fantasie vivide o se davvero era in grado di auto-indursi visioni come sosteneva.cite-ref-38[38]

Tra le sue esperienze mistiche, una forte connessione agli eventi passati, come durante la visita nel 1913 al mwasmmausoleo di Galla Placidia a mwasqRavenna. Jung tornò con un'amica a Ravenna venti anni dopo. Nel mwasuBattistero Neoniano entrambi videro un mwasymosaico, raffigurante mwascCristo che salva mwasgsan Pietro dalle acque del mwasklago di Tiberiade, che Jung interpretava come un simbolo inconscio di rinascita psicologica. In realtà tale mosaico non esisteva (è presente invece il mwasobattesimo di Cristo nel mwassfiume Giordano), se non nelle intenzioni originali dei costruttori, ed era quindi frutto dell'immaginazione di Jung e della sua accompagnatrice.cite-ref-39[39]

Nel 1944 ebbe un incidente domestico e si fratturò una gamba, e, durante il ricovero, un successivo mwateinfarto miocardico dovuto a mwatiembolia polmonare, che gli causò una perdita di coscienza per tre settimane. Quando si riprese sostenne di aver avuto, in mwatmcoma, un'mwatqesperienza di pre-morte, comprendente un'esperienza extra-corporea in cui disse di aver visto la mwatuTerra dallo spazio (descrivendo una situazione simile a quella che vivranno i primi astronauti e cosmonauti), visioni di un luogo luminoso e viaggi "extradimensionali"cite-ref-40[40]cite-ref-41[41], e descrisse così l'inizio dell'esperienza:

«In stato di incoscienza ebbi deliri e visioni che dovettero cominciare quando ero in pericolo di vita e mi curavano con ossigeno e iniezioni di canfora... Mi pareva di essere sospeso nello spazio, sotto di me, lontano vedevo il globo terrestre avvolto in una splendida luce azzurrina e distinguevo i continenti e l'azzurro scuro del mare. Proprio ai miei piedi c'era

Ceylon

e dinanzi a me, a distanza, l'

India

. La mia visuale comprendeva tutta la Terra; la sua forma sferica era chiaramente visibile e i suoi contorni splendevano di un bagliore argenteo, in quella meravigliosa luce azzurra. In molti punti il globo sembrava colorato o macchiato di verde scuro, come argento ossidato. Sulla sinistra, in fondo, c'era una vasta distesa, il deserto giallo rossastro dell'

Arabia

; come se l'argento della terra in quel punto avesse preso una sfumatura di oro massiccio. Poi seguiva il Mar Rosso e lontano — come a sinistra in alto su una carta — potevo scorgere anche un lembo del Mediterraneo, oggetto particolare della mia attenzione. Tutto il resto appariva indistinto. Vedevo anche i

nevai

dell'

Himalaya

coperti di neve, ma a quella distanza c'era nebbia e nuvole. Non guardai per nulla verso destra. Sapevo di essere sul punto di lasciare la Terra. Più tardi mi informai dell'altezza a cui si dovrebbe stare nello spazio per avere una vista così ampia: circa 1500 chilometri. La vista della Terra a tale altezza è la cosa più meravigliosa che avessi mai visto. (...) Ero sospeso nello spazio cosmico, e io pure fluttuavo per il cosmo... È impossibile farsi un'idea della bellezza e dell’intensità dei sentimenti durante quelle visioni. Furono la cosa più tremenda che io abbia mai provato.

»

Jung descrive una sorta di meteorite, come una casa, simile a certi blocchi di granito di Ceylon, nei quali viene a volte scavato un tempio: la porta ha lampade accese e a destra siede, in attesa, un mwauqindù a gambe incrociate nella mwauuposizione del loto.

«Quando mi avvicinai ai gradini che portavano all'entrata accadde una cosa strana: ebbi la sensazione che tutto il passato mi fosse all'improvviso tolto violentemente. Tutto ciò che mi proponevo, o che avevo desiderato o pensato, tutta la fantasmagoria dell'esistenza terrena, svanì, o mi fu sottratta: un processo estremamente doloroso. Nondimeno qualcosa rimase: era come se adesso avessi con me tutto ciò che avevo vissuto e fatto, tutto ciò che mi era accaduto intorno. Potrei dire: era tutto con me e io ero tutto ciò. Consistevo di tutte queste cose, per così dire: consistevo della mia storia personale e avvertivo con sicurezza: "Questo è ciò che sono. Sono questo fascio di cose che sono state e che si sono compiute”. Questa esperienza mi dava una sensazione di estrema miseria e al tempo stesso di grande appagamento. Non vi era più nulla che volessi o desiderassi. Esistevo, per così dire, oggettivamente: ero ciò che ero stato e che avevo vissuto...»

Nel suo testo autobiografico mwaugmwaukRicordi, sogni, riflessioni, commentò anche:

«Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente... Prima o poi, i morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo»

(Intervista a Jung)

Per questi interessi, Jung è stato criticato dagli psicoanalisti classici di scuola freudiana e dai mwauwmaterialisti, per aver dato, a loro avviso, troppo credito al paranormale nel mondo moderno, mescolando indebitamente psicologia, mwau0pseudoscienza e religione.cite-ref-43[43]

Paranormale e fisica quantistica: Jung e Pauli

Fanno parte di queste credenze nel paranormale gli scritti che Jung pubblicò nel 1952 sulla mwavysincronicità: secondo questa spiegazione alcuni fenomeni avvengono in modo sincrono senza che vi siano mwavccorrelazioni di causa-effetto, poiché hanno un'origine comune, un fine comune e una comunanza evidente di significato, e sono parte di uno stesso meccanismo apparentemente attribuibile ad una sorta di "destino". Jung, da parte sua, era anche affascinato dalla mwavgfisica quantistica e dalle mwavkparticelle subatomiche che possono scomparire e apparire in altri punti remoti, collegati da "misteriose connessioni", nonché dalla teoria del mwavomultiverso, oltre che dalla mwavsrelatività di mwavwEinstein e gli studi di mwav0Schrödinger (si veda anche mwav4la sua collaborazione con Pauli); egli le vedeva se non come possibili conferme scientifiche dei suoi concetti psicologici sulla sincronicità e il paranormale, almeno come riprova di una diffusione di tali concetti e dell'estensibilità di tali dinamiche; riferendosi inoltre alle invisibili connessioni di cui egli parlava, a livello estremamente piccolo, si potrebbero trovare analogie con la mwav8teoria scientifica delle stringhe, proposta da alcuni fisici in anni più recenti, e il fenomeno dell'mwawaentanglement quantistico.cite-ref-44[44]cite-ref-45[45]cite-ref-46[46]cite-ref-47[47] Il fisico teorico e sperimentale mwaxePremio Nobel mwaxiWolfgang Pauli, inizialmente suo paziente, collaborò con Jung agli studi sulla sincronicità.cite-ref-olo-48-0[48] Il confronto intellettuale generò quella ricerca nota come "il quarto escluso", individuato in fisica classica nel modello di triade e in mwaxcalchimia nel modello sviluppato da Jung negli studi sull'alchimia, perché questo processo simbolicamente rappresentato completava una triade fino ad allora in attesa di un quarto elemento che sciogliesse i dubbi ancora presenti sulla validità di ciò che era stato compreso, verificato e accettato dalla scienza fino a quel momento. La sincronicità si rivelava così essere il modello ideale per sciogliere molti dei dubbi innescati anche nel modello di triade in fisica classica: 1) tempo 2) spazio 3) causalità; al "quarto escluso" è stato appunto dato il nome di sincronicità.cite-ref-olo-48-1[48]

In analogia alla causalità che agisce in direzione della progressione del tempo e mette in connessione fenomeni che accadono nello stesso spazio ma in istanti diversi, come per esempio l'mwayientanglement, viene ipotizzata l'esistenza di un principio che mette in connessione fenomeni che accadono nello stesso tempo ma in spazi diversi. Viene cioè ipotizzato che oltre lo svolgimento di un evento conforme al principio in cui in tempi diversi accadono avvenimenti provocati da una medesima causa, ne esista un altro in cui accadono avvenimenti nello stesso tempo ma in due spazi differenti perché, essendo casuali, non sono direttamente provocati da un effetto, risultando così aderenti a un principio di a-temporalità.cite-ref-olo-48-2[48]

Nel 1952 Jung e Pauli pubblicarono due saggi nel volume mwaygNaturerklärung und Psyche. Nel proprio saggio Pauli applicava il concetto di archetipo alla costruzione delle teorie scientifiche di mwaykKeplero, mentre Jung intitolava il proprio mwayoSincronicità come Principio di Nessi Acausali. Dopo più di venti anni di dubbi e ripensamenti di carattere etico-intellettuale, l'analista si decise a definire il concetto per cui riteneva "d'essere scientificamente impreparato" a enunciare. Jung, rigoroso e pragmatico scienziato, è infatti imbarazzato verso la comunità scientifica per l'evidente orientamento dei suoi studi in cui evidenze empiriche divengono fenomenologie su cui lavorare con metodo scientifico.cite-ref-olo-48-3[48]

Nella prefazione del saggio scrive che: «la sincronicità è un tentativo di porre i termini del problema in modo che, se non tutti, almeno molti dei suoi aspetti e rapporti diventino visibili e, almeno spero, si apra una strada verso una regione ancora oscura, ma di grande importanza per quanto riguarda la nostra concezione del mondo».cite-ref-olo-48-4[48]

Interventi sugli allievi

Intervenne anche con scritti in omaggio di suoi allievi, come mwazyToni Wolff, Linda Fierz-David (1891-1955), mwazcJolande Jacobi, mwazgFrances G. Wickes, H. G. Baynes, Gerhard Adler, Hedwig von Roques, mwazkMarie-Louise von Franz ed mwazoErich Neumann. Allievi più distanti furono Hans Schär, William Purcell Witcutt, Victor White, Gerhard Frei, Hans Trüb, mwazsPhilip Wylie, Ira Progoff, Gustav Bally (1893-1966), mwaz0Hans Bänziger. Altri letterati e studiosi che a lui si riferirono sono mwaz4John Boynton Priestley, Philip Toynbee, mwa0aKároly Kerényi.

L'alchimia e l'astrologia

«L'alchimia è, come il folclore, un grandioso affresco proiettivo di processi di pensiero inconsci. A causa di questa fenomenologia mi sono sottoposto allo sforzo di leggere da cima a fondo l'intera letteratura classica dell'alchimia

»

Gli ultimi lavori e scritti di Jung si concentrarono sull'mwa04alchimia. L'ultimo libro s'intitola infatti mwa08Mysterium Coniunctionis, che tratta dell'archetipo omonimo, il "Mysterium Coniunctionis" o mwa1emwa1imatrimonio sacro o "alchemico" tra il mwa1mSole e la mwa1qLuna. Jung ha riesaminato la teoria e il simbolismo alchemico e ha cominciato a mettere in luce il significato del lavoro alchemico come ricerca spirituale.cite-ref-49[49]

L'esposizione junghiana della teoria dei rapporti intercorrenti tra alchimia e mwa1oinconscio si trova in varie sue opere che abbracciano un arco di tempo che va dai primi anni quaranta a poco prima della sua scomparsa:

• mwa10Psicologia e alchimia (1944)
• mwa18Psicologia del transfert (1946)cite-ref-50[50]
• mwa2uSaggi sull'alchimia (1948)
• mwa2cMysterium Coniunctionis (1956).

La tesi dello psicoanalista svizzero consiste nell'identificazione delle analogie esistenti tra i processi alchemici e quelli legati alla sfera dell'mwa2kimmaginazione e in particolare a quella mwa2oonirica. Secondo Jung, le fasi attraverso le quali avverrebbe lmwa2s'mwa2wopus alchemicum avrebbero una corrispondenza nel processo di individuazione, inteso come consapevolezza della propria individualità e scoperta dell'essere interiore. La mwa20Grande Opera, con cui l'alchimista tenta la fabbricazione della mwa24pietra filosofale diventa la metafora del procedimento di mwa28individuazione. Mentre l'alchimia non sarebbe altro che la mwa3aproiezione (psicologia) nel mondo materiale degli mwa3earchetipi dell'mwa3iinconscio collettivo, il procedimento per ottenere la pietra filosofale rappresenterebbe l'itinerario mwa3mpsichico che conduce alla coscienza di sé e alla liberazione dell'mwa3qio dai conflitti interiori.cite-ref-51[51] Il processo in termini ancora più collettivi è riconoscibile tramite le sue tappe, assimilate da Jung alle fasi di realizzazione della Grande Opera: mwa3kmwa3onigredo, mwa3smwa3walbedo, mwa30mwa34rubedo.cite-ref-52[52] La mwa4mmwa4qnigredo degli alchimisti, è caratterizzata dall'mwa4uarchetipo dell'mwa4yOmbra, ossia il rimosso oscuro. Lmwa4c'mwa4gmwa4kalbedo è caratterizzata dall'incontro con l'archetipo dell'mwa4oAnima per il maschio e lmwa4s'mwa4wmwa40Animus per la donna. L'Anima rappresenta tutti quegli aspetti prettamente psichici e mentali, ossia il primo contatto iniziatico dell'individuo con la propria psicologia. La mwa44mwa48citrinitas, è caratterizzata dall'incontro con il mwa5amwa5eVecchio Saggio. Tale archetipo è da intendere come il corrispondente speculare della figura maschile, ossia paterna, della mwa5iGrande Madre. È quell'archetipo in cui sono rinchiuse tutte le potenzialità dell'individuo, ossia la sua previsione, la sua capacità di ragionamento e la sua esperienza. La Grande Madre rappresenta la meta finale della psicologia femminile e l'evoluzione che rappresenta. La mwa5mmwa5qrubedo, infine, la fase in cui l'alchimista crea la pietra filosofale, è invece raffigurata dall'incontro con l'archetipo del mwa5umwa5y, la summa del percorso di individuazione.

Jung studiò anche approfonditamente l'mwa5gastrologia e la legò alle sue teorie sui tipi psicologici.

Concezione di Dio

Jung era un mwa58cristiano protestante, di confessione mwa6ariformata, tuttavia nutrì interesse per le tradizioni orientali (scrivendo la prefazione al citato mwa6emwa6iI Ching nonché al mwa6mmwa6qLibro tibetano dei morticite-ref-53[53]) e per molte religioni, filosofie e culture straniere, specie per il mwa6kneoplatonismocite-ref-54[54] e lo mwa64gnosticismo.cite-ref-55[55] Riteneva che l'uomo occidentale dovesse comunque rimanere legato alle proprie tradizioni archetipiche, ad esempio non aderire a religioni orientali.cite-ref-56[56] Sosteneva di non credere a nulla per tradizione, ma affermava di "credere per esperienza", come riportato nella seguente citazione:

«Tutto ciò che ho appreso nella vita, mi ha portato passo dopo passo alla convinzione incrollabile dell'esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all'esistenza di Dio per fede: io so che Dio esiste.

»

In una lettera a mwa70The Listener, Jung chiarisce cosa intenda per "Dio":

«Questo non vuol dire: "so che esiste un Dio determinato (

Zeus

,

Yahweh

,

Allah

, il

Dio trinitario

, ecc.)", ma piuttosto: "so che sono palesemente confrontato con un fattore in sé sconosciuto e che chiamo

Dio

in consensu omnium... In quanto so di una collisione con una volontà superiore nel mio proprio sistema psichico, so di Dio, e se volessi tuttavia osare l'ipostatizzazione in sé illegittima della mia idea, direi: so di un Dio al di là del bene e del male che è altrettanto in me quanto in ogni luogo al di fuori di me".»

(C.G. Jung, Opere, vol. 11°: Psicologia e religione, p. 487)

Egli affermava di non avere una fede, ma di credere in ciò che sentiva verificato in sé

«Mio padre

[pastore protestante, ndr]

mi diceva: "Tu pensi troppo, non devi pensare, devi credere". Gli rispondevo: "per favore, dammela tu questa fede!". Lui stesso non l'aveva, altrimenti sarebbe stato capace di trasmetterla. Si può dare solo ciò che si ha. Ciò che non si ha non si può dare. Ma questo lui non lo sapeva.»

(C.G.Jung, Sui sentimenti e sull'Ombra, intervista del 1959)

«Se poniamo un Dio fuori di noi, ci strapperà al nostro Sé, perché il Dio è più forte di noi. Allora il nostro Sé si troverà in grave difficoltà. Se invece il Dio si insedia nel Sé, ci sottrarrà alla sfera di ciò che è fuori di noi. (...) Nessuno ha il mio Dio, ma il mio Dio ha tutti quanti, me compreso.»

(Libro rossocite-ref-58[58])

Nel mwa8cLibro rosso, pubblicato nel 2009, Jung illustra il proprio concetto di Dio: negli anni della mwa8gsperimentazione su sé stesso aveva maturato un Dio personale, riflesso di contenuti inconsci:

«Devo liberare da Dio il mio Sé, poiché il Dio che ho conosciuto è più che amore, è anche odio; è più che bellezza, è anche ripugnanza; è più che sapienza, è anche assurdità; più che forza, è anche impotenza; più che onnipresenza, è anche la mia creatura.»

(Libro rossocite-ref-59[59])

Si tratta di un Dio ambivalente, come precisa nei mwa9aSette sermoni ai morti parlando della figura divina gnostica di mwa9eAbraxas (Jung soleva portare un anello con inciso questo nome):

«Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme. Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile. È splendido come il leone nell'attimo in cui abbatte la preda. È bello come un giorno di primavera.»

Jung ebbe rispetto della religiosità dei suoi pazienti, senza coinvolgerla troppo nella terapia o metterla in dubbio: l'aspetto terapeutico per lui risultava più importante della fede professata, talvolta considerandola un modo per vivere gli archetipi, o consigliando la confessione ai pazienti cattolici.cite-ref-60[60] Riguardo a questo fatto, rimane da chiarire se nella sua teoria si dia una distinzione reale tra l'uomo e Dio, o se quest'ultimo non si riduca a una produzione o una mera interpretazione della psiche di qualcosa che direttamente non può essere sperimentato, anche a motivo di una nozione - l'archetipo - affascinante, ma vaga e ambigua, e che è l'unico tramite possibile che può essere esperito.cite-ref-61[61]

Resta da chiarire se Jung ritenesse ammissibile o credesse davvero a una mwa90rivelazione storica, irriducibile al soggetto e all'analisi psicologica: Jung infatti rifiuta la possibilità che sia mai avvenuta fisicamente la mwa94risurrezione di Gesù, per il semplice fatto che i mwa98morti non resuscitano, e la nozione di mwa-apeccato o di mwa-emale sembra essere sempre da lui ricondotta al disordine mentale, alla deviazione o al mwa-idisagio psichico.cite-ref-62[62]

In merito al mwa-gproblema del male e alla mwa-kteodicea, notevole la sua opera mwa-omwa-sRisposta a Giobbe, in cui, esaminando il mwa-wlibro di Giobbe, Jung si scaglia contro la "selvatichezza e perversità divina [di] un Dio smodato nelle sue emozioni...roso dall'ira e dalla gelosia". In questo e in altri documenti, Jung sembra esprimere una forte inclinazione verso il mwa-0misoteismo, descrivendo il Dio biblico come il mwa-4Demiurgo gnostico.

«Rimasi sconvolto la prima volta che [...] lessi il libro di Giobbe: dunque

Yahweh

è ingiusto, pensai, un malvagio. Infatti si lascia persuadere dal

demonio

, accetta di infliggere orribili torture a

Giobbe

su istigazione di

Satana

. Nella sua

onnipotenza

, non gli importa della

sofferenza

umana.»

(C.G. Jung, Jung parla. Interviste e incontri, Adelphi, Milano 1995, p. 292)

Lo stesso Yahweh, "dio arcaico" ma tuttavia "personale" convinto di rappresentare la giustizia viene da Jung psicoanalizzato, non è davvero onnisciente e buono (mwa-edisteismo), per cui l'evoluzione dal mwa-iDio ebraico al mwa-mDio cristiano rappresenta una sua "crescita". Il mwa-qPadre diventa il mwa-uFiglio non per mwa-yredimere l'uomo ma anche sé stesso.

«La vittoria del più debole, della vittima che ha sofferto la violenza, è illuminante: Giobbe era moralmente superiore a Yahweh. L'essere creato aveva superato il creatore. Come sempre, quando un avvenimento esterno tocca una conoscenza inconscia, questa può divenire cosciente. Si riconosce l'avvenimento come un déjà vu e ci si ricorda di una conoscenza preesistente. Qualcosa del genere deve essere avvenuto con Yahweh. La superiorità di Giobbe non può venire più eliminata. Si è creata così una situazione che ora esige realmente meditazione e riflessione. È per questo motivo che la

Sophia

interviene. È a lei che si deve la necessaria meditazione su sé stesso attraverso la quale Yahweh può giungere alla decisione di

divenire Lui stesso un uomo

. Questa è una decisione gravida di conseguenze: egli si innalza al di sopra del suo stato di coscienza primitivo riconoscendo indirettamente che l'uomo Giobbe gli è moralmente superiore e che perciò egli deve ancora raggiungere il livello del modo di essere umano. Se non avesse preso questa decisione si sarebbe posto in flagrante contraddizione con la sua onniscienza. Yahweh deve divenire uomo, perché è ai danni di questi che Egli ha commesso ingiustizia. Lui, il guardiano della giustizia, sa che ogni ingiustizia deve venire espiata e la Sapienza sa che anche Lui è sottomesso alla legge morale. Siccome la sua creatura l'ha superato Egli deve rinnovarsi.

»

Riguardo all'mwa-0Islam, Jung fece un raffronto tra mwa-4Maometto e mwa-8Hitler:

«Non sappiamo se Hitler sia in procinto di fondare un nuovo Islam. È già a buon punto; è come Maometto. L’emozione in Germania è islamica; propensa alla guerra e islamica. Sono tutti ubriacati da un dio selvaggio.

»

In ambito cattolico, egli commentò la proclamazione del dogma dell'mwbayassunzione di Maria da parte di mwbacpapa Pio XII nel 1954 come un fatto positivo; Jung rimase da essa impressionatocite-ref-bernardini-65-0[65], ritenendola "l'evento più rilevante della storia del cristianesimo dai tempi della riforma", definì tale proclamazione "mwbawpetra scandalicite-ref-66[66] per una mente priva di sensibilità psicologica", affermando che tuttavia "il metodo che il Papa adopera per dimostrare la verità del dogma ha senso per la mente psicologica".cite-ref-67[67] Jung aveva esplorato in particolare anche il mwbbudogma della mwbbymwbbcImmacolata concezione e l'importanza data dalla mwbbgChiesa cattolica alla figura mistica rappresentata dalla mwbbkMadonna. Nel nuovo dogma Jung apprezzava in particolare l'estensione simbolica della mwbboTrinità a una mwbbs"quaternità", che apriva finalmente il cristianesimo alla dimensione sacra femminile e, quindi, alla totalità.cite-ref-bernardini-65-1[65].

Jung riteneva molto importante anche l'elemento mwbcepagano dell'inconscio collettivo occidentale:

«Secondo me, il fatto che questo perturbamento o questa reviviscenza dell'inconscio abbia avuto luogo intorno all'anno 1800, deve essere messo in rapporto con la

rivoluzione francese

, che non fu tanto una rivoluzione politica quanto una rivoluzione spirituale. È stata una colossale esplosione di tutto il materiale infiammabile che si era accumulato fin dall'età dell'

Illuminismo

. La deposizione ufficiale del cristianesimo, attuata dalla rivoluzione, deve aver fatto una profondissima impressione sul pagano inconscio che è in noi, perché da allora non ha più requie. Nel più grande tedesco del tempo,

Goethe

, questo elemento pagano poté vivere e respirare e in

Hölderlin

poté gridare a gran voce la gloria dell'antica Grecia. Dopo di allora la

scristianizzazione

della concezione del mondo ha compiuto grandi progressi, nonostante occasionali movimenti

reazionari

. Insieme con questo processo è venuta l'importazione di divinità straniere. Accanto al

feticismo

e allo

sciamanismo

già ricordati, la prima importazione è stata quella del

buddismo

, diffuso da

Schopenhauer


(C.G Jung, L'inconscio)

Mandala nel cielo: Jung e il "fenomeno UFO"

Jung scrisse quattro saggi sui mwbc4Maṇḍala, i disegni rituali mwbc8buddisti e mwbdainduisti, dopo averli studiati per oltre venti anni. Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un'affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un'azione sull'autore del disegno perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l'immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la "dispersione" e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall'esterno; oltre a operare al fine di restaurare un ordinamento precedentemente in vigore, un mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualcosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Come afferma mwbdeMarie-Louise Von Franz (allieva di Jung), il secondo aspetto è ancora più importante del primo, ma non lo contraddice poiché, nella maggior parte dei casi, ciò che vale a restaurare il vecchio ordine, comporta simultaneamente qualche nuovo elemento creativo.cite-ref-68[68]

Collegandosi a ciò, Jung, a partire dagli mwbd0anni quaranta, si occupò anche di un fenomeno nuovo, che s'intensificava sempre di più, soprattutto dalla fine della mwbd4seconda guerra mondiale. Si trattava degli "oggetti volanti non identificati", o mwbd8UFO. Jung, che leggeva tutto ciò che veniva pubblicato in merito, nei suoi scritti si occupò più volte del tema e tre anni prima di morire, nel 1958, pubblicò un saggio dal titolo mwbeaUn mito moderno. Le cose che si vedono in cielo, che può esser visto come una puntuale interpretazione psicologica del fenomeno, ma anche come una ricapitolazione essenziale delle sue principali idee sulla psiche, e insieme come un messaggio - uno degli ultimi - in cui trovano posto le speranze e i timori che egli nutriva sul futuro dell'umanità.

Per Jung la coscienza del nostro tempo è lacerata, frammentata da un contrasto politico, sociale, filosofico e religioso di eccezionali dimensioni. L'Io si è troppo allontanato dalle sue radici inconsce; le "meraviglie" della scienza e della tecnica sembrano volgersi in forze distruttive. I dischi volanti rappresentano visioni, oggettivazioni fantastiche di un inconscio troppo duramente represso. Tra le varie ipotesi è dunque "un archetipo a provocare una determinata visione". Jung considera con distacco e ironia l'esistenza degli mwbeiUFO come fenomeno fisico, sebbene nell'ultima parte del suo saggio egli sembri disposto a dare un certo credito alla loro esistenza, per introdurre cautamente l'ipotesi che esista una mwbemsincronicità tra inconscio e fenomeno reale.cite-ref-69[69]

Una vita per la psicoanalisi

«La mia vita è la storia di un'autorealizzazione dell'inconscio»

(Ricordi, sogni, riflessioni)

Nel 1953 morì mwbfaToni Wolff. Al funerale si recò solo Emma, perché Carl Gustav non se la sentì. Non si evitò quello della moglie, due anni dopo. Morì lui stesso il 6 giugno 1961, dopo una breve mwbfemalattia cardiovascolare, nella sua casa sul lago.cite-ref-70[70] La figlia Gret raccontò la morte di Jung per il documentario mwbfyDal profondo dell'anima di Werner Weick:cite-ref-71[71]

«È rimasto immobile per 24 ore prima di morire e non rispondeva più a nessuna sollecitazione... era molto lontano ormai. I suoi ultimi respiri erano così meravigliosi e liberi che non c'era spazio nel mio cuore per la tristezza. Un quarto d'ora dopo la sua morte, con un boato spaventoso, un fulmine a ciel sereno ha lacerato per tutta la sua lunghezza uno dei pioppi del giardino»

Dopo una cerimonia religiosa, Jung venne sepolto nel cimitero di Küsnacht, nella tomba di famiglia.cite-ref-72[72]

Precursori ed epigoni

Fra i precursori di Jung figurano soprattutto mwbgkPlatone, il mwbgoneoplatonico mwbgsPlotino, mwbgwJohann Wolfgang von Goethe (che Jung sentiva legato a sé, al punto che da ragazzo diceva ai compagni di scuola di esserne la reincarnazionecite-ref-73[73]), Johann Heinrich Jung-Stilling, mwbhiCarl Gustav Carus, mwbhmEmanuel Swedenborg, mwbhqJohann Jakob Bachofen, Herbert Silberer e mwbhyPierre Janet. Importanti furono anche le letture giovanili di mwbhcImmanuel Kant, mwbhgFriedrich Nietzsche (soprattutto mwbhkmwbhoCosì parlò Zarathustra), mwbhsFriedrich Schelling, mwbhwCesare Lombroso, mwbh0Arthur Schopenhauer e mwbh4Jacob Burckhardt, e ovviamente la collaborazione con mwbh8Sigmund Freud.

Da ragazzo aveva letto anche letteratura di autori come Friedrich Gerstäcker e mwbiiFriedrich Theodor Vischer.

Spesso si dimentica il fatto che avesse finito precocemente il liceo e fatto studi di mwbiqmedicina e che nella famiglia materna vi erano diversi appassionati di mwbiuspiritualismo e mwbiyoccultismo. Alcuni, richiamando i suoi studi mwbicesoterici sull'mwbigalchimia e il mwbiksimbolismo parlano di influenze antiche e sapienziali, anche dall'oriente (il libro mwbiomwbisI Ching).

Diverse testimonianze raccontano di come conoscesse bene il latino e amasse leggere le opere mwbi0classiche e mwbi4medievali.cite-ref-74[74]

Qualcuno ha fatto un paragone con il mwbjqtrascendentalismo di mwbjuRalph Waldo Emerson, specialmente con l'idea di mwbjyOver-Soul (dalla prima serie di mwbjcEssays), e con la conferenza mwbjgDemonology (1839), della serie mwbjkHuman Life), ma non si sa se Jung l'avesse lettocite-ref-75[75].

Filosofi, psicologi, psichiatri e intellettuali che si riconoscono nella psicologia analitica, fanno parte della mwbj8International Association for Analytical Psychology (mwbkaIAAP), mentre la maggior parte degli epigoni italiani di Jung, filosofi, psichiatri e psicologi, fanno parte dell'Associazione Italiana di Psicologia Analitica (mwbkeAIPA)cite-ref-76[76] o del Centro Italiano di Psicologia Analitica (mwbkyCIPA).

L'influenza junghiana è presente anche su psicologi non prettamente appartenenti alla sua scuola, come mwbkgJordan Peterson.

Jung nella cultura

Influenza del pensiero di Jung in letteratura e filosofia

• mwbliHermann Hesse
• mwblqHermann Broch
• mwblyCesare Pavese
• mwbloNorthrop Frye
• mwbmyJordan Petersoncite-ref-77[77]
• Fernando Sánchez Dragócite-ref-78[78]cite-ref-79[79]cite-ref-80[80]

Junghiani e junghismo

Eranos (collettivo)
• Michael Fordham
• Charles Boudouin
• Jules Angst
• Dora Kalff
• Giuseppe Maffeicite-ref-81[81]
Paul Watzlawick (di formazione junghiana, poi se ne distaccò)
• Murray Stein

Influenza di Jung sull'arte

Jung influenzò il cinema. Influenzò tramite l'allievo mwboeErnst Bernhard larga parte dei film di mwboiFederico Fellini e influenzò anche le prime opere di mwbomJackson Pollock, che conobbe le teorie di Jung grazie al dott. Henderson, suo seguace, che lo ebbe a lungo in cura. Jung è citato in numerose canzoni. Ad esempio, nella stesura di alcuni dei testi dell’album mwboqmwbouSynchronicity dei mwboyThe Police, mwbocSting fa riferimento alla teoria della sincronicità di Carl Gustav Jung (in una delle foto di copertina sta leggendo un suo libro).

Jung compare tra i diversi personaggi della copertina dell'album dei mwbokBeatles mwboomwbosSgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band.

L'artista mwbo0Maria Lai fu profondamente influenzata dal suo percorso, di Jung se ne trova traccia soprattutto nella fase dei libri cuciti degli anni ottanta.
Nell'artista genovese mwbo8Claudio Costa si trovano influenze junghiane, sia nel suo operato artistico sia nel suo metodo d'indagine e interpretazione del visibile attraverso la serie mwbpa"per un museo dell'Alchimia"

Il concetto di "Inconscio collettivo" viene menzionato e trattato in mwbpimwbpmSerial Experiments Lain, serie animata giapponese del 1998 diretta da mwbpqRyūtarō Nakamura.

Nel 2017 il rapper mwbpyCaparezza ha inserito nel suo album mwbpcmwbpgPrisoner 709 una canzone a lui dedicata chiamata mwbpkForever Jung.

Carl Jung appare come personaggio nel videogioco Everhood 2 del 2025.

Filmografia su Jung

Film che trattano della figura di Jung:

• mwbqaJung on Film, regia di Stephen Segaller - documentario (1957)
• mwbqmFreud, regia di Moira Armstrong - serie TV (1984)
• mwbquMatter of Heart, regia di Mark Whitney - documentario (1986)
• mwbqgRemembering Jung, regia di Suzanne Wagner - documentario (1986)
• mwbqsCarl Jung: Wisdom of the Dream - serie TV (1989)
• mwbq4The World Within: C.G. Jung in His Own Words, regia di Suzanne Wagner - documentario (1990)
• mwbremwbriCattiva, regia di mwbrmCarlo Lizzani (1991)
• mwbrumwbryPrendimi l'anima, regia di mwbrcRoberto Faenza (2002)
• mwbrkLapis Movie, regia di Angelo Conforti - documentario (2005)
• mwbrwCarl Gustav Jung, regia di Salomón Shang - documentario (2007)
• mwbr8mwbsaA Dangerous Method, regia di mwbseDavid Cronenberg (2011)
• mwbsmmwbsqGenius, regia di mwbsuRon Howard e Minkie Spiro (2016) - episodio 5

Opere

I fenomeni occulti. 1902 o Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti (Zur Psychologie und Pathologie sogenannter okkulter Phänomene, 1902), trad. di Guido Bistolfi, Torino: Boringhieri, 1974; trad. di Silvano Daniele, Torino: Boringhieri, 1980 ISBN 88-339-0242-0; trad. di Celso Balducci, Roma: Newton Compton 1991 ISBN 88-7983-612-9; a cura di Roberto Bordiga, introduzione di Federico De Luca Comandini, Milano: Mondadori, 1992 ISBN 88-04-36129-8
La teoria freudiana dell'isteria (Die Freudsche Hysterietheorie, 1908)
L'analisi dei sogni (1909), trad. di Lucia Personeni e Silvano Daniele, Torino: Boringhieri, 1978 ISBN 978-88-339-0233-3
A proposito di una critica della psicoanalisi (1910)
Psicoanalisi (1912)
Saggio di esposizione della teoria psicoanalitica (Versuch einer Darstellung der psychoanalytischen theorie, 1913), trad. di Celso Balducci, introduzione di Flavio Manieri, Roma: Newton Compton, 1970
Aspetti generali della psicoanalisi (1913)
La libido: simboli e trasformazioni (Wandlungen und Symbole der Libido, 1912), trad. di Renato Raho, Torino: Boringhieri, 1965; trad. di Girolamo Mancuso, introduzione di Ignazio Majore, Newton Compton 1975 ISBN 88-7983-247-6
L'inconscio (1914-17), Milano: Mondadori ISBN 88-04-39192-8
Sulla psicoanalisi (1916)
Dizionario di psicologia clinica. 1921 (1921), trad. di Cesare Musatti e Luigi Aurigemma, Torino: Boringhieri 1977 ISBN 88-339-0231-5
La donna in Europa (Die Frau in Europa, 1927)
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Paracelso (1929)
Analisi dei sogni. Seminario tenuto nel 1928-30 (Traumanalyse: nach Aufzeichnung der Seminare, 1928-30), a cura di William McGuire, ed. italiana a cura di Luciano Perez, saggio introduttivo di Augusto Romano, Torino: Bollati Boringhieri, 2006 ISBN 88-339-5704-7
Sigmund Freud come fenomeno storico-culturale (1932)
La psicologia del Kundalini-Yoga. Seminario tenuto nel 1932, a cura di Sonu Shamdasani, ed. italiana a cura di Luciano Perez, Torino: Bollati Boringhieri, 2004 ISBN 978-88-339-5740-1
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Wotan (1936)
Lo Yoga e l'Occidente (1936)
Lo «Zarathustra» di Nietzsche. Seminario tenuto nel 1934-39, Torino: Bollati Boringhieri, 2011 ISBN 978-88-339-2127-3
Il mondo sognante dell'India (Die träumende Welt Indiens, 1939)
Quel che l'India può insegnarci (Was Indien uns lehren kann, 1939)
Sigmund Freud: necrologio (1939)
Paracelso come medico (Paracelsus als Arzt, 1941)
Il fanciullo e la Core: due archetipi. 1940-41 (Einführung in das Wesen der Mythologie, 1940-41), Torino: Bollati Boringhieri 1981 ISBN 88-339-0246-3
Paracelso come fenomeno spirituale (Paracelsus als geistige Erscheinung, 1942)
Psicologia e educazione. 1926-46 (Psychologie und erziehung, 1942-46), trad. di Roberto Bazlen, Roma: Astrolabio, 1947; Torino: Bollati Boringhieri 1979 ISBN 88-339-0240-4
Psicologia del transfert (Die Psychologie der Übertragung, 1946), trad. di Silvano Daniele, Milano: Il Saggiatore, 1961; Milano: Garzanti, 1974; con introduzione di Mariella Loriga Gambino, Milano: Mondadori, 1985
Il problema dell'Ombra (1946)
I fondamenti psicologici della credenza negli spiriti (1920-48)
Saggio d'interpretazione psicologica del dogma della Trinità (1942-48)
Psicologia e poesia. 1922-50 (Psychologie und Dichtung, 1922-50), Torino: Bollati Boringhieri ISBN 88-339-0237-4
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Risposta a Giobbe. 1952 (Antwort auf Hiob, 1952), Torino: Bollati Boringhieri ISBN 88-339-0679-5
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Presente e futuro. 1957 (Gegenwart und Zukunft, 1957), Torino: Bollati Boringhieri, 1992 ISBN 88-339-0678-7
La schizofrenia. 1958 (1958), Torino: Bollati Boringhieri, 1977 ISBN 88-339-0232-3
Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo (Ein moderner Mythus, 1958), trad. di Silvano Daniele, saggio introduttivo di Augusto Romano, Torino: Bollati Boringhieri 2004 ISBN 88-339-1547-6
La psiche infantile. 1909-61 (1909-61), Torino: Bollati Boringhieri 1994 ISBN 88-339-0849-6
Bene e male nella psicologia analitica. 1943-61 (1943-61), trad. di Luigi Aurigemma, Rossana Leporati ed Elena Schanzer, Torino: Bollati Boringhieri 1993 ISBN 88-339-0769-4
Coscienza, inconscio e individuazione, Torino: Bollati Boringhieri, 1985 ISBN 88-339-0033-9
Il problema dell'inconscio nella psicologia moderna (Seelenprobleme der Gegenwart), trad. di Arrigo Vita e Giovanni Bollea, prefazione di Giovanni Jervis, Torino: Einaudi 1964
L'albero filosofico (Der philosophische Baum), trad. di Lisa Baruffi e Irene Bernardini, Torino: Bollati Boringhieri, 1978 ISBN 88-339-0132-7
Gli archetipi dell'inconscio collettivo (1934-54), trad. di Elena Schanzer e Antonio Vitolo, Torino: Bollati Boringhieri 1977 ISBN 978-88-339-0230-2
Tipi psicologici (Psychologische Typen), trad. di Cesare Musatti, Roma: Astrolabio, 1948; trad. di Cesare Musatti e Luigi Aurigemma, Torino: Boringhieri, 1969 ISBN 88-339-0138-6; trad. di Mauro Cervini, introduzione di Flavio Manieri, Roma: Newton Compton 1970; trad. di Franco Bassani, introduzione di Mario Trevi, 2 volumi, Milano: Mondadori, 1993 ISBN 88-04-37095-5 e ISBN 88-04-37283-4; trad. di Stefania Bonarelli, Roma: Newton Compton 1993 ISBN 88-7983-019-8
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Ricordi, sogni, riflessioni (Erinnerungen, Träume, Gedanken von C. G. Jung), raccolti ed editi da Aniela Jaffé, trad. di Guido Russo, Milano: Il Saggiatore, 1965; Milano: BUR, 1978 ISBN 88-17-11279-8
L'uomo e i suoi simboli (Der Mensch und seine Symbole, 1964, con Joseph L. Henderson, Marie-Louise von Franz, Aniela Jaffé, e Jolande Jacobi), a cura di John Freeman, trad. di Roberto Tettucci, Roma: Casini, 1967; Milano: Longanesi, 1967; Milano: Raffaello Cortina, 1983 ISBN 88-7078-023-6; Milano: Mondadori, 1984; Milano: Tea, 1991 ISBN 88-7819-243-0
Opere (19 volumi in 24 tomi), Torino: Bollati Boringhieri, 1981-2007
La saggezza orientale (antologia), Torino: Bollati Boringhieri 1983 ISBN 978-88-339-0058-2
Il mistero del fiore d'oro o Il segreto del fiore d'oro (Das Geheimnis der goldenen Blüte, a cura di, con Richard Wilhelm), trad. di Mario Gabrieli, Bari: Laterza, 1936; trad. di Augusto Vitale e Maria Anna Massimello, Torino: Boringhieri, 1981 ISBN 88-339-0147-5; con saggio introduttivo di Augusto Romano, ivi, 2001 ISBN 978-88-339-1307-0
Il Libro Rosso - Liber Novus, a cura di Sonu Shamdasani, trad. di Maria Anna Massimello, Giulio Schiavoni e Giovanni Sorge, Torino: Bollati Boringhieri, 2010 ISBN 978-88-339-2094-8
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Tesori dell'inconscio. C. G. Jung e l'arte come terapia, a cura di Ruth Ammann, Verena Kast e Ingrid Riedl, trad. di Maria Anna Massimello, Torino: Bollati Boringhieri, 2019 ISBN 978-88-339-3233-0

Note

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cite-note-bernardini-6565. mwbue"[...] Jung, figlio di un pastore protestante, si dichiarò pieno di entusiasmo per il punto di vista cattolico. [...] Per Jung [...] era il contenuto simbolico del dogma [dell'Assunzione] che aveva l'importanza più grande. Egli vi vedeva l'estensione di ciò che, nella Trinità, è soltanto maschile a una 'quaternità', con un principio femminile, dunque a una totalità." in Riccardo Bernardini, mwbuiJung a Eranos. Il progetto della psicologia complessa, Franco Angeli, 2011.
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Collegamenti esterni

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• mwb6wPubblicazioni di e su Carl Gustav Jung nel catalogo Helveticat della mwb60Biblioteca nazionale svizzera
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